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La tua Immagine va in vacanza?

La tua Immagine va in vacanza?

È arrivata l’estate: i ritmi rallentano, la stanchezza accumulata durante l’anno si fa sentire, e il caldo invoglia a una minore attenzione verso la propria immagine. Il desiderio di comfort prende il sopravvento e ci sentiamo autorizzati a “lasciarci andare”.

Ecco che la domanda nasce d’obbligo: l’immagine può andare davvero in vacanza?

Qualche tempo fa mi sono imbattuta in una discussione online legata alla scelta dei costumi di carnevale per i bambini. Il tema era: esistono costumi “da maschio” e “da femmina”? Spiderman per i maschi, principessa per le femmine… E quanto queste scelte, apparentemente innocue, siano invece profondamente condizionate da stereotipi che rischiano di influenzare il futuro di queste piccole persone.

Uno dei commenti ampliava il discorso al mondo degli adulti, in particolare in ambito professionale. Secondo questo punto di vista, durante l’estate gli uomini sarebbero penalizzati dall’obbligo di indossare pantaloni lunghi e magliette, mentre alle donne sarebbe “concesso” molto di più: infradito, sandaletti, gonne corte, abitini leggeri. Lo stesso principio si rispecchierebbe anche negli eventi formali e cerimonie.

Basta osservare un qualsiasi ambiente lavorativo estivo — una banca, un ufficio pubblico, un’azienda — per rendersi conto che questa dinamica è reale e largamente diffusa.

Tornando alla domanda iniziale: l’immagine può andare in vacanza?

Forse sì, ma sembra che valga soprattutto per quella femminile. Per quella maschile, invece, no. Ma è davvero così?

Prima di scoprire il mio punto di vista, ti invito a fermarti un momento. Rifletti sulla tua esperienza personale.

Che risposta daresti tu? La tua immagine in estate si allenta o resta fedele a sé stessa? Se ti va, raccontalo nei commenti.

L’esempio di una scuola: un’immagine “indecorosa”?

Per inquadrare meglio la mia risposta, vorrei richiamare alla mente un fatto accaduto qualche mese fa in un istituto scolastico di Livorno.

Non conosco tutti i dettagli su come siano andati i fatti e quindi mi limito a quanto riportato nell’articolo. In particolare, alla circolare menzionata che dice:

“Gli studenti devono presentarsi alle lezioni con un abbigliamento adeguato. È fatto divieto di indossare infradito o ciabatte da spiaggia, magliette scollate, strappate, trasparenti o che tengano scoperta la pancia, pantaloni o gonne molto corte, canottiere, cappelli e cappucci alzati……. Desideriamo richiamare la vostra attenzione per un aspetto che da sempre caratterizza l’istituto: la particolare attenzione al decoro personale e all’ordine, sia nell’abbigliamento, sia nei comportamenti…”

Il tono è chiaro: si richiede attenzione al decoro personale e all’ordine, tanto nell’aspetto quanto nei comportamenti.

Contesto. Regole. Comportamento. Educazione.

Sono queste le parole chiave che secondo me emergono e che associo all’idea di “immagine in vacanza” nel mondo lavorativo per uomini e donne.

L’immagine parla di noi, sempre

La nostra immagine non si limita a vestiti e accessori. È l’insieme delle scelte che facciamo: l’acconciatura, il trucco, la barba, ma anche il modo in cui ci poniamo, camminiamo, parliamo, ci relazioniamo.
Racconta quanto rispettiamo il contesto in cui ci muoviamo, quanto conosciamo e aderiamo alle regole — formali o implicite — e quanto teniamo in considerazione chi ci sta intorno.

L’immagine è dunque un’espressione visiva della nostra educazione.

E quando parlo di educazione, intendo quel bagaglio che ci viene trasmesso fin da piccoli: dalla famiglia, dalla scuola, dai contesti sociali. Una buona educazione dovrebbe includere anche una consapevolezza di ciò che è adeguato indossare in determinate situazioni, andando oltre il moralismo o la religione.

Non si tratta solo del “non vestirsi di rosso a un funerale” o “non entrare in un luogo di culto con gli shorts”. Si tratta di imparare a leggere i codici non scritti di ogni contesto.

Ecco il perché del mio passaggio con l’articolo della scuola che ha dettato delle regole specifiche su cosa indossare e cosa non.

Questo perché dovrebbe essere a mio avviso un luogo che ti forma non solo sui contenuti per la futura vita professionale.

Tornando al cuore di questo articolo, vado a rispondere alla domanda se…

l’immagine può andare in vacanza?

Dipende. Dipende dall’ambiente in cui lavoriamo, dal tipo di attività che svolgiamo, dal livello di formalità richiesto. Ma anche in un luogo con codice di abbigliamento informale, esistono comunque dei limiti da rispettare.

Ed è proprio per questo che non condivido affatto quel commento che sosteneva che alle donne “è permesso” di indossare ciabatte, abitini leggeri o gonne corte.
Infradito, sandaletti da spiaggia, vestiti troppo corti o scollati non sono adatti a un contesto professionale. E questo vale sia per uomini che per donne.

Caldo e decoro: un equilibrio possibile

Come fare, allora, per conciliare il caldo estivo con un’immagine curata e professionale?

Ecco alcuni spunti da adattare al tuo contesto specifico:

Scegli tessuti leggeri e traspiranti, come lino o cotone, che ti permettano di restare fresca senza rinunciare allo stile.

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Abbina strategicamente: un top più aperto può essere bilanciato da una camicia leggera da rimuovere una volta fuori dall’ufficio

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Opta per scarpe fresche ma strutturate: ballerine, mocassini estivi o sandali con una tomaia coprente. Evita le infradito, che rimandano subito all’idea di spiaggia. Il galateo professionale suggerisce sempre scarpe chiuse, ma in ambienti informali si può derogare, mantenendo comunque un certo rigore

(Credits: Pinterest)

Semplifica il make-up: un mascara, una crema colorata con SPF o una 3D skin perfector possono essere sufficienti per un look curato e leggero.

(Credits: Pinterest)

Raccogli i capelli con gusto: trecce morbide, chignon alti, code di cavallo ordinate. Meglio evitare pinze improvvisate che danno un’aria trasandata o da “uscita dalla piscina”

(Credits: Pinterest)

Alleggerisci gli accessori: evita gioielli ingombranti e prediligi elementi minimal, che non appesantiscano né visivamente né fisicamente.

Un esercizio di consapevolezza

Contesto. Regole. Comportamento. Educazione. Buon senso.

Alla lista di cui sopra aggiungo il buon senso e ti lascio con un piccolo esercizio da fare.

Quando sei sul posto di lavoro, prova a osservarti come se fossi un’esterna. Chiediti:

Se vedessi una persona vestita come me rappresentare la mia azienda, mi sentirei rappresentata? lo condividerei?”

Questa domanda vale ancora di più se sei una libera professionista, ma non è meno importante se sei dipendente: in quel momento, stai comunque parlando a nome dell’azienda per cui lavori.

Contesto. Regole. Comportamento. Educazione. Buon senso.
L’immagine non va mai davvero in vacanza. Può rilassarsi, alleggerirsi, ma non dimentica mai chi siamo e cosa vogliamo comunicare.

E tu, come ti presenti al mondo in estate?

Stile che ispira, vita che cambia! Alla prossima

Nancy Aharpour - Astrofisica Digital Coach CEO DonnaJobs

🌟 Un messaggio da Nancy Aharpour, CEO di DonnaJobs 🌟

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